Guanti EN 388: come leggere la marcatura
· DPI e antinfortunistica

Sotto il pittogramma della EN 388 ci sono fino a sei caratteri. Cosa misura ognuno, perché il taglio ha due valori e come usare la marcatura per scegliere il guanto giusto per ogni mansione.
Su quasi tutti i guanti da lavoro c’è un pittogramma e, sotto, una fila di caratteri: qualcosa come 4X43D, a volte con una P in fondo. È la marcatura della norma EN 388, quella dei rischi meccanici, ed è il modo più rapido per capire cosa sa fare un guanto senza fidarsi della descrizione a catalogo.
Il problema è che viene letta male. La lettura più comune è “più i numeri sono alti, meglio è”, e porta a comprare guanti rigidi e costosi per lavori che non li richiedono, oppure a non accorgersi che il valore che contava davvero era proprio quello segnato con una X.
Il riferimento di questa guida è l’edizione EN 388:2016+A1:2018.
Il pittogramma e i sei valori
La marcatura si legge da sinistra a destra, e l’ordine è sempre lo stesso. I caratteri sono fino a sei:
- resistenza all’abrasione;
- resistenza al taglio misurata con il coup test;
- resistenza allo strappo;
- resistenza alla perforazione;
- resistenza al taglio misurata con il metodo TDM, secondo la EN ISO 13997;
- protezione dagli impatti.
I primi quattro sono numeri, il quinto è una lettera, il sesto, quando c’è, è una P.
Prendiamo l’esempio di prima, 4X43D. Si legge così: abrasione 4, taglio con coup test non eseguito, strappo 4, perforazione 3, taglio con metodo TDM livello D. Non c’è la P finale, quindi la protezione dagli impatti non è dichiarata.
Due simboli meritano attenzione, perché si confondono spesso.
La X significa che quel test non è stato eseguito oppure non è applicabile a quel guanto. Non è un giudizio: è un’informazione mancante, o non pertinente.
Lo 0 significa invece che il test è stato fatto e il livello minimo non è stato raggiunto. È un risultato, e dice che su quel rischio il guanto non protegge.
Tra un guanto con X e uno con 0 nella stessa posizione, quindi, la differenza è sostanziale: del primo non si sa, del secondo si sa che non basta.
Cosa misura ogni valore
| Posizione | Cosa misura | Scala |
|---|---|---|
| 1 | Resistenza all’abrasione | da 0 a 4 |
| 2 | Resistenza al taglio, coup test | da 0 a 5, X se non testato |
| 3 | Resistenza allo strappo | da 0 a 4 |
| 4 | Resistenza alla perforazione | da 0 a 4 |
| 5 | Resistenza al taglio, metodo TDM (EN ISO 13997) | livelli da A a F |
| 6 | Protezione dagli impatti | P se superata; facoltativa |
Qualche nota per leggere la tabella senza fraintenderla.
Le scale non sono tutte uguali: tre valori arrivano a 4, il coup test arriva a 5, il TDM usa le lettere. Un 4 in prima posizione è il massimo per l’abrasione; un 4 in seconda posizione non è il massimo per il taglio.
Ogni valore parla di un rischio solo. Un guanto eccellente all’abrasione può essere mediocre al taglio: i quattro rischi sono indipendenti, e la marcatura serve proprio a non fare di tutta l’erba un fascio.
La protezione dagli impatti è facoltativa. La P compare solo se il guanto è stato provato e ha superato la prova; se non c’è, non significa che il guanto abbia fallito, ma solo che quella protezione non è dichiarata.
Taglio: coup test o TDM?
È la parte della marcatura che genera più dubbi, perché il taglio compare due volte: in seconda posizione con un numero, in quinta con una lettera. Sono due metodi di prova diversi per lo stesso rischio.
Il coup test è il metodo che dà il valore da 0 a 5. Ha però un limite: alcuni materiali, durante la prova, fanno perdere affilatura alla lama.
Per questi casi il riferimento è il metodo TDM, descritto dalla EN ISO 13997, che esprime il risultato con una lettera da A a F. Quando il materiale del guanto fa perdere affilatura alla lama nel coup test, il valore che conta è quello del TDM.
È per questo che su un guanto antitaglio si può trovare una X in seconda posizione e una lettera in quinta, come nell’esempio 4X43D: il coup test non è stato eseguito, e la resistenza al taglio è dichiarata con il TDM.
In pratica: se stai scegliendo un guanto per il rischio di taglio, guarda la lettera. Confrontare due guanti antitaglio sul numero in seconda posizione, quando uno dei due ha una X, non ha senso; il confronto si fa sul livello da A a F.
Altre marcature utili
La EN 388 copre solo i rischi meccanici. Se il rischio è un altro, il pittogramma da cercare è diverso, e un guanto può portarne più di uno.
- EN ISO 374 per i rischi chimici: è la norma da cercare quando si maneggiano oli, solventi, sgrassanti e altre sostanze.
- EN 407 per il calore e il fuoco.
- EN 12477 per la saldatura.
Un guanto con un’ottima marcatura EN 388 e nessun’altra norma non dice niente sulla protezione chimica o termica. In un’officina dove nello stesso reparto si taglia, si sgrassa e si salda, questo significa quasi sempre guanti diversi per postazioni diverse, non un guanto solo per tutti.
Come scegliere per mansione
La marcatura serve a rispondere a una domanda precisa: quale rischio meccanico ha questa mansione? Da lì si sa quale valore guardare, e gli altri passano in secondo piano.
Lavorazione di lamiere e bordi taglienti. Qui il valore che conta è il taglio, e va cercato un livello alto. È il caso tipico delle officine meccaniche e delle carpenterie, dove si maneggiano lamiere, sfridi e pezzi appena lavorati.
Manutenzione generica. Chi monta, smonta, sposta e stringe consuma il guanto più di quanto rischi di tagliarsi: i valori da guardare sono l’abrasione e lo strappo. È la situazione di molte squadre di montaggi e installazioni, che passano la giornata tra tubi, raccordi e attrezzi.
Vicino a organi rotanti. Trapani, torni, mandrini: qui la domanda non è quale guanto, ma se il guanto è appropriato. Va valutato caso per caso, all’interno della valutazione dei rischi, e la marcatura non risponde a questa domanda.
Due consigli che valgono per tutte le mansioni. Il primo: non cercare il massimo su tutti e sei i valori. Un guanto si sceglie sul rischio principale della mansione, e su quello si pretende un livello adeguato; sugli altri basta che non sia scoperto. Il secondo: la marcatura dice cosa protegge il guanto, non se verrà indossato. Taglia e sensibilità contano quanto i numeri, perché un guanto scomodo finisce in tasca.
Tra i guanti da lavoro trovi le tipologie che forniamo, con le norme di riferimento per ogni rischio; nell’area DPI e antinfortunistica ci sono le altre categorie. Se ci dici che lavorazioni fai, partiamo da lì per capire quale valore della marcatura conta per te.
I guanti sono uno dei dispositivi che la valutazione dei rischi deve indicare mansione per mansione: il quadro degli obblighi è in DPI obbligatori: cosa deve fornire il datore di lavoro, mentre per taglie, campionature e scorte c’è la guida su come scegliere i DPI in azienda.
Domande frequenti
Cosa significa la X nella marcatura EN 388?
Significa che quel test non è stato eseguito o non è applicabile a quel guanto. Non va confusa con lo 0, che indica invece che il test è stato fatto e il livello minimo non è stato raggiunto.
Che differenza c’è tra il secondo valore e la lettera nella marcatura EN 388?
Misurano entrambi la resistenza al taglio, con due metodi diversi. Il secondo valore, da 0 a 5, è il coup test. La lettera, da A a F, è il metodo TDM secondo la EN ISO 13997, che è il riferimento quando il materiale del guanto fa perdere affilatura alla lama nel coup test.
In sintesi
- La marcatura ha fino a sei caratteri: abrasione, taglio con coup test, strappo, perforazione, taglio con metodo TDM, impatti.
- X significa test non eseguito o non applicabile; 0 significa che il livello minimo non è stato raggiunto.
- Per il rischio di taglio il confronto si fa sulla lettera da A a F del metodo TDM.
- La EN 388 copre solo i rischi meccanici: per chimico, calore e saldatura servono altre norme.